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Che cosa ci giochiamo?

Un cella di un carcere e due detenuti. Un racconto in 100 parole.


Un acrobata in disgrazia, Vincenzo Russo, diploma di quinta elementare, condannato a tre anni per furto, e un imprenditore, Gaetano Piromalli, laureato in giurisprudenza, condannato a quattro anni per bancarotta fraudolenta, da tre mesi condividono la stessa cella.

La cella è lunga 3 metri e 50 centimetri e larga 2 metri e ottanta centimetri. Due letti a castello, una finestra quadrata a circa due metri da terra. Esposta a sud, è considerata una delle celle migliori del carcere.

Dopo una breve diffidenza iniziale, hanno trovato una buona intesa. Si può dire che si conoscano bene, sanno molte cose l’uno dell’altro. Le parole sono una delle pochissime cose che la galera non ti toglie, ammesso che ti sia rimasta la voglia di parlare di te (che quasi tutti i detenuti hanno) e che tu trovi qualcuno disposto ad ascoltarti (cosa che quasi nessun detenuto ha voglia di fare).

Spesso giocano a carte.

Gaeta’, cosa ti giochi oggi?, chiede Vincenzo.

Una cassetta di sicurezza. E tu, acrobata, che cos’hai da giocarti?, chiede a sua volta l’imprenditore con malcelata supponenza.

Le illusioni.

Le illusioni? Mmh. E poi?

I ricordi.

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